Memoria storica: 1976, lo stentato avvio dell'ottava legislatura dell'Ars - Cronache Parlamentari Siciliane

Memoria storica:
1976, lo stentato avvio dell’ottava legislatura dell’Ars

18 giugno 2014

non in home, Opinioni

de-pasquale

di Andrea Spica Russotto, Presidente dell’Associazione Ex Dipendenti dell’Ars.

L’Assemblea regionale siciliana stenta ad avviare l’ottava legislatura. Già alla seduta di apertura, quella del giovedì 8 luglio del 1976, dopo il giuramento dei deputati presenti in Aula ed il saluto del Presidente provvisorio, on. Mario Zappalà, della Democrazia cristiana, l’on. Rosario Nicoletti, a nome appunto della Democrazia cristiana, si fa carico di richiedere il rinvio della seduta a martedì della settimana successiva, 12 luglio, stante che “sono in corso ad iniziativa del suo partito conversazioni tendenti ad affrontare l’assetto dell’Assemblea, dell’Ufficio di Presidenza e delle commissioni legislative, nel più ampio contesto dei problemi della funzionalità parlamentare, che ritiene fondamentale per il successo dell’ottava legislatura testé apertasi”. La richiesta, non sorgendo osservazioni da parte di alcun gruppo parlamentare, è accolta. Ma, neanche in questa seduta si va avanti. Se ne fa carico questa volta di richiedere un ulteriore rinvio il rappresentante del Partito socialista Italiano, on. Gioacchino Ventimiglia, ritenendolo “necessario per un ulteriore approfondimento di tutti i problemi connessi all’assetto istituzionale dell’Assemblea”. Non essendo stato indicato alcun tempo nella richiesta di rinvio, il Presidente provvisorio, dopo avere convocato una Conferenza dei rappresentanti di tutti i gruppi parlamentare per determinarne la data, decide, “nella salvaguardia delle varie posizioni espresse”, di rinviare la seduta al prossimo mercoledì 21 luglio. Si dovrà transitare attraverso le ulteriori sedute del 23, del 28 e del 29 luglio, per arrivare a quella del lunedì 9 agosto, allorché, esaurita nel frattempo la fase degli adempimenti preliminari e la costituzione dell’Ufficio definitivo di Presidenza, obbedendo al precetto che proviene dall’art.8 delle Norme per l’attuazione dello Statuto della Regione siciliana e disposizioni transitorie, di cui al Decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 25 marzo 1947, n.204, l’Assemblea deve procedere all’elezione del Presidente Regionale quale punto primario dell’ordine del giorno dell’Aula.

Il Presidente De Pasquale (Pci, nella foto) invece si limita ad informare l’Assemblea di avere consultato i presidenti dei gruppi parlamentari, unitamente all’on. Angelo Bonfiglio, che conduce “le consultazioni politiche” per la formazione del Governo regionale e che, nell’ambito di queste consultazioni, questi ha predisposto una bozza di documento politico-programmatico che è stato trasmesso ai partiti. Aggiunge altresì che per un tempo sufficiente per l’esame di tale documento e più in generale per la definizione di posizioni che agevolino l’elezione del Presidente Regionale e degli Assessori, è stato chiesto dallo stesso on. Bonfiglio e dai presidenti dei gruppi parlamentari della Democrazia cristiana, del Partito comunista, del Partito socialista, del Partito repubblicano, del Partito socialdemocratico e del Partito liberale un breve rinvio della seduta.
Netto dissenso manifesta il presidente del gruppo parlamentare del Movimento sociale italiano-Destra nazionale, on. Vito Cusimano, ritenendo illegittimo il metodo adottato per le consultazioni tra i partiti, al di fuori dell’Assemblea.
Il Presidente De Pasquale, tuttavia, valutate le opinioni dei gruppi parlamentari rappresentati in Assemblea, accoglie la richiesta e rinvia la seduta.
Nella seduta successiva, che si tiene mercoledì 11 agosto, l’Assemblea procede all’elezione del Presidente Regionale, che avviene per scrutinio segreto mediante segno preferenziale su schede recanti a stampa il cognome ed il nome di tutti i deputati. Così infatti recita l’art. 10 bis del Regolamento interno. Alla votazione prendono parte 86 deputati; si astiene il Presidente. Maggioranza quindi 43. L’on. Bonfiglio ottiene 45 voti, viene pertanto proclamato Presidente Regionale. Il Presidente neo-eletto si riserva di accettare l’ufficio al quale è stato chiamato, ripromettendosi di sciogliere la riserva subito dopo l’elezione della Giunta di governo. L’Assemblea aggiorna i suoi lavori a venerdi 13 agosto; in questa seduta procede alla votazione, sempre per scrutinio segreto, per l’elezione di dodici Assessori regionali. Dopo l’insediamento della Giunta, l’on. Bonfiglio scioglie la riserva e dichiara di accettare l’ufficio al quale è stato chiamato. Il Presidente dell’Assemblea chiude quindi la prima sessione ordinaria, annunciando che i Deputati saranno convocati a domicilio.
Cala così il sipario, sotto l’incalzare delle esigenze ferragostane, sul primo atto della nuova legislatura, quello istituzionale,…”per dar tempo, non solo a qualche giorno di riposo per i deputati, ma anche e soprattutto allo sviluppo dell’attività politica da cui dovrà scaturire il programma della Regione”. Così conclude la seduta il Presidente dell’ Assemblea, preannunciando la decisione di convocare l’Assemblea per il 29 settembre con all’ordine del giorno le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione, denominazione questa che negli atti parlamentari manterrà il Capo dell’Esecutivo siciliano sino al prossimo procedimento di elezione.
Le esigenze della comunità dei cittadini (forse sarebbe meglio dire degli spettatori, visto il teatrino delle prime sedute) possono attendere! Una riflessione tuttavia va fatta: quel che oggi avviene anche in corso d’opera, ieri avveniva preventivamente alla formazione del governo regionale! Cos’era meglio, ieri od oggi?! Forse non si galleggiava alla ricerca quotidiana di una maggioranza, come avviene di questi tempi, quando i singoli partner si sfilano l’indomani dell’accordo e prima ancora dell’affidamento delle deleghe per le singole competenze di settore. O si aveva una maggioranza, ed allora si governava, o non si aveva ed allora si traevano le dovute conseguenze politiche! Le vigenti modalità di elezione del Presidente della Regione e le conseguenti ricadute sulla vita della legislatura, in caso di fallimento, forse sono la chiave di lettura dell’attuale andazzo politico che attraversa il sistema autonomistico della Regione!

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